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Cellule staminali per prevenire l’Alzheimer
Paolo Rossi Castelli04 apr 20252 min read

Cellule staminali per prevenire l’Alzheimer

All’Università del Texas è partita la prima sperimentazione clinica sugli esseri umani per valutare il potenziale delle cellule staminali nella cura e nella prevenzione dell’Alzheimer. Prelevate dal tessuto adiposo dei pazienti, queste cellule verranno trasformate in neuroni e reinfuse per cercare di rallentare o bloccare la progressione della malattia. Dodici volontari con segni iniziali di declino cognitivo parteciperanno allo studio, che apre nuove prospettive nella lotta contro la demenza.

Una nuova speranza per la cura della malattia di Alzheimer potrebbe arrivare dalle cellule staminali. A Houston, negli Stati Uniti, è partita la prima sperimentazione clinica su esseri umani .
La ricerca è condotta da un team dellUTHealth (University of Texas Health Science Center), uno dei principali centri medici accademici statunitensi. I primi 12 volontari con segni iniziali di declino cognitivo e ancora privi di sintomi gravi, saranno sottoposti a prelievi di tessuto adiposo, da cui verranno estratte cellule staminali mesenchimali.
Dopo essere state trattate in laboratorio con tecniche di ingegneria genetica, le cellule, indotte a diventare neuroni, verranno reinfuse nei pazienti per via endovenosa durante quattro sedute, distribuite nell’arco di 13 settimane, nella speranza che possano rilasciare fattori neuroprotettivi e antinfiammatori, creando così un ambiente cerebrale più favorevole alla rigenerazione.

L’infiammazione cerebrale: un nemico silenzioso che causa l’Alzheimer

La ricerca si basa sull’idea di intervenire prima che i danni causati dall’Alzheimer diventino irreversibili.
La malattia è causata dall’accumulo nel cervello di due proteine anomale: la beta-amiloide e la tau. Queste proteine, in forma alterata, si accumulano gradualmente nel cervello, formando placche e grovigli che danneggiano le cellule nervose nel tempo. Secondo gli esperti, esiste anche un altro nemico silenzioso: l’infiammazione cerebrale, innescata dalle proteine stesse .
«La beta-amiloide e la proteina tau si accumulano nel cervello anche decenni prima dei sintomi - spiega il neurologo Paul Schulz, responsabile del progetto e docente all’Università del Texas - seguite dall'infiammazione, che porta alla morte delle cellule nervose. Abbiamo farmaci che rimuovono le placche amiloidi e rallentano la progressione della malattia, ma non la fermano, perché i danni provocati dall’infiammazione si sono ormai avviati. Se riusciremo a sbarazzarci delle placche di beta-amiloide, con i farmaci, ma anche a ridurre l'infiammazione, grazie alle staminali, potremo forse essere in grado di prevenire o ridurre significativamente l’insorgere della malattia».
In passato, lo stesso gruppo di ricerca aveva sperimentato l’infusione di cellule staminali su topi colpiti da ictus, Parkinson e Alzheimer. In questi ultimi casi, i topi trattati avevano mantenuto intatta la memoria e mostrato una riduzione significativa dell’infiammazione cerebrale.
Ora, per la prima volta, si passa alla fase clinica sull’uomo. I partecipanti saranno monitorati tramite visite periodiche e PET (tomografia a emissione di positroni) cerebrali, in grado di rilevare anche minimi segni di infiammazione. I controlli saranno frequenti nei primi quattro mesi e, successivamente, diluiti nel corso di un anno.

Una nuova strada,non priva di rischi, per prevenire l’Alzheimer

Negli ultimi anni molti trattamenti mirati a “sciogliere” le placche di beta-amiloide si sono rivelati deludenti. Per questo, la comunità scientifica sta iniziando a esplorare nuove strade. La terapia cellulare è una delle più promettenti, anche se non esente da rischi, come hanno mostrato le sperimentazioni con le staminali eseguite nel mondo anche su altri organi malati.
Anche se serviranno anni per capire se la strategia sarà davvero efficace, per Schulz e il suo team l’obiettivo è chiaro: prevenire l’Alzheimer prima che il cervello subisca danni irreversibili, migliorando così la qualità della vita e proteggendo la memoria delle persone a rischio.


 

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Paolo Rossi Castelli

Giornalista professionista, Paolo si occupa da molti anni di divulgazione scientifica, soprattutto nel settore della medicina e della biologia. È l'ideatore dello Sportello Cancro, il sito creato da corriere.it sull'oncologia in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi. Ha scritto per le pagine della Scienza del Corriere della Sera e per altre testate nazionali. È fondatore e direttore di PRC-Comunicare la scienza.

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